Per un’altra idea di città, per un’altra Bologna

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CHI SIAMO. Noi siamo antifascisti, contro la guerra e il riarmo, contro il militarismo della Nato, contro il colonialismo genocidario israeliano, contro un’Europa impostata sui dogmi del neoliberismo, del rigorismo, dei tagli alla spesa sociale. Siamo per l’intervento pubblico in economia e per il potenziamento dello stato sociale, per una tassazione più equa, per diminuire le disuguaglianze di reddito e di opportunità.

Siamo per il ritorno alla gestione pubblica dei servizi che riguardano la collettività, dalla sanità all’istruzione, dai trasporti all’acqua, dal gas e dall’energia ai rifiuti. I servizi pubblici non posso essere affidati a privati, pur con partecipazione finanziaria di Enti pubblici, il cui scopo è il lucro.

Ci opponiamo alle politiche dell’Amministrazione attuale, promosse nel solco ormai più che decennale delle precedenti Amministrazioni. Vogliamo che la gestione del Comune cambi rotta. All’attuale Amministrazione della città – pur autodefinitasi la più progressista d’Italia – contestiamo di aver favorito o di non aver sufficientemente contrastato una deriva verso una città a misura di chi sta meglio e a scapito di chi sta peggio; più propensa ad uno sviluppo quantitativo senza limiti a scapito di una indispensabile attenzione all’ambiente e alla salute dei suoi cittadini; pericolosamente incline ad imporre le sue scelte anche ricorrendo alla repressione a scapito di un’autentica partecipazione popolare; con un rapporto pressoché ancillare nei confronti delle imprese e delle sue stesse aziende partecipate.

Noi siamo l’altra Bologna, che ha un’altra idea di città, che vuole un’altra Bologna.

COSA VOGLIAMO. I punti principali della nostra proposta politica, il cui senso è illustrato nel Manifesto annesso, sono questi:

  1. Il lavoro. Lotta al lavoro precario in tutti i servizi a gestione comunale e terminazione di ogni esternalizzazione.

  2. La casa. La domanda di alloggi sconta la riduzione dei redditi e un mercato della casa e degli affitti che penalizza i ceti meno abbienti. Si deve agire sul mercato immobiliare e sulla disponibilità di alloggi, intervenendo sulla tassazione (riduzione IMU a seconda della tipologia di immobili) e sul canone concordato, ma anche sull’edilizia popolare e sociale, sugli studentati, e sugli affitti brevi.

  3. Servizi. Asili nido e scuole materne accessibili a costi ridotti per ampie fasce di popolazione. Eliminazione di qualsiasi contributo comunale alle scuole private di ogni ordine e grado. Aumento dei servizi di prossimità per giovani, donne, famiglie e anziani.

  4. Mobilità. Aumento di tutte le disponibilità per il trasporto pubblico locale, dagli autobus ai tram al servizio ferroviario, ovvero più mezzi e più corse, rendendole più accessibili alla popolazione, decurtando i prezzi di biglietti e abbonamenti. In prospettiva: municipalizzare l’azienda dei trasporti pubblici; abolizione della Ztl e aumento di aree pedonali permanenti.

  5. Verde e assetto urbano. Censimento permanente di alberi, piante e dei loro ecosistemi circostanti. Mantenimento del verde con divieto di eliminazione del verde ai fini del maggiore assorbimento di anidride carbonica e della riduzione delle temperature. Sugli alberi, adozione della strategia 3-30-300. Assoluto divieto di nuovo consumo di suolo. Ogni opera di riqualificazione urbana deve partire dal patrimonio edilizio esistente – pubblico e privato – e dalla preservazione del patrimonio naturale esistente – alvei acquiferi, aree verdi e floreali. Revisione del PUG secondo più stringenti criteri di sostenibilità. Potenziamento degli interventi per la tutela idro-geologica. Blocco totale dei lavori del passante; studio di fattibilità per l’eventuale spostamento dell’aeroporto di Bologna in area più lontana da centri abitati rilevanti.

  6. Sicurezza e il disagio sociale. Contrastare la microcriminalità sia dal punto di vista del presidio che dell’intervento sulle cause sociali. Consumo di droghe e loro mercato: visto il fallimento delle politiche proibizioniste, vi è stata una rimozione completa delle politiche per la riduzione del danno in favore di modelli repressivi e securitari. Va bene il potenziamento dell’ordine pubblico, ma si deve anche intervenire con servizi di assistenza ai giovani e di monitoraggio del disagio sociale sul territorio. Il disagio sociale si combatte con una maggiore di centri di aggregazione nel territorio, gestiti o monitorati da personale qualificato, che possano supportare le famiglie e andare incontro alle esigenze degli adolescenti.

A CHI CI RIVOLGIAMO. Perché una proposta di aggregazione politica, di una nuova lista per le elezioni comunali? Per dare risposte che altri non danno. La nostra proposta ha un’impostazione di sinistra – cioè popolare – ed ecologista e vuole promuovere una coalizione per battere l’attuale alleanza tra Pd e Coalizione Civica. Ed è per questo che ci rivolgiamo all’elettorato di CC e PD che non si riconosce nell’operato della giunta, agli elettori Verdi e 5Stelle che non hanno rappresentanza, ai movimenti e comitati che sono sorti in città negli ultimi anni. E ci rivolgiamo alle forze e formazioni politiche in via di costituzione – come Bologna Respira, Prospettiva Comune e Uniti per Bologna – con cui riteniamo possano esistere convergenze significative su posizioni alternative alle forze che sostengono la Giunta attuale. Come ci rivolgiamo anche a quelle formazioni di sinistra che non sono rappresente in Consiglio.

Noi riteniamo che vi sia un elettorato che guarda a tutte le forze politiche di centro-sinistra e sinistra le cui posizioni, e il cui agire concreto, non rispondono più alle domande che esso esprime. A tutte le forze alternative proponiamo una convergenza programmatica ed elettorale – anche non condividendo il nostro programma in toto – per vuole provare a mettere in campo un progetto di governo alternativo alle destre e al sistema consociativo del PD.

Noi non guardiamo a destra, ma a quelle iniziative che vogliono rimettere al centro della loro azione i ceti popolari, che sono i più colpiti, con le quali riteniamo possano crearsi le condizioni per una convergenza più ampia. Con il meccanismo elettorale vigente, la necessità di una coalizione si pone con urgenza: una coalizione che sia in grado di raccogliere consensi che portino lo schieramento attualmente dominante al ballottaggio e poi alla sconfitta.

Noi pensiamo che mai come oggi il governo della città sia contendibile. Il ballottaggio è possibile. Per farlo occorre in prima istanza battere la destra. Arrivare al ballottaggio significa aprire una partita tutta da giocare con l’attuale maggioranza. Per farlo dovremo rompere la resistenza di quel 50% degli elettori che non vota più. Dei tanti e delle tante, che non trovano una più rappresentanza perché schifati o disillusi. Dovremo trovare la chiave per rompere la loro diffidenza.

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