Amministrative, l’ingorgo dei civici e il sogno (in salita) di una «grande coalizione»
Prudenze e dubbi sull’assemblea pro unità lanciata da «L’altra Bologna»
«Ci sono più liste civiche a Bologna, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia», verrebbe da dire parafrasando la battuta di Amleto nell’omonima tragedia di William Shakespeare. Sotto le Due Torri non è però il fantasma di un re ad agitare le acque in vista del voto amministrativo, quanto piuttosto il sogno di un ballottaggio di inizio estate che — nelle speranze dei tanti civici in campo — in assenza di una candidatura forte del centrodestra (ancora instand-by) potrebbe portare alla vittoria sul sindaco uscente Matteo Lepore. Anche se il progetto di una grande coalizione di scontenti e critici — soprattutto da sinistra — sembra una strada in salita a giudicare dai primi segnali degli attori sul palco.
Negli ultimi mesi nomi, liste e simboli si sono moltiplicati al punto che è diventato difficile non confondersi. Tra i primi a scendere in campo c’è stato il presidente di Confabitare, Alberto Zanni, con la lista «Una nuova Bologna». Un civico sì, ma che guarda indubbiamente più all’elettorato di centrodestra che a quello di centrosinistra: impossibile immaginare una convergenza insieme a quelle realtà civiche che vengono da esperienze (anche partitiche) di sinistra. Non a caso «L’altra Bologna» — l’ultima lista a scendere in campo, lanciata qualche giorno fa da Danilo Gruppi e Pier Giorgio Ardeni — ha esplicitamente escluso il movimento di Zanni dall’obiettivo dichiarato di una coalizione con le altre realtà civiche: «Uniti per Bologna», guidata dall’ex M5S Giovanni Favia; «Prospettiva comune», lanciata dall’ex dem Andrea De Pasquale e da Luca Prodi; «Bologna respira», nata dalle ceneri egli ex Verdi in rotta con il partito nazionale.
«Per portare Lepore al ballottaggio è indispensabile costruire una larga coalizione», ripete Gruppi, che dopo una vita nella Cgil vuole ora federare la galassia civica a sinistra del Pd. Telefonate e contatti a parte, c’è un appuntamento in programma: il 13 ottobre al centro Costa per «un’assemblea pubblica in cui proporremo di provare a costruire una lista che metta insieme tutti i frammenti della sinistra diffusa e, in particolare, tutte le persone che si sono impegnate nelle lotte ambientali di questi anni». A esclusione di Zanni («Ha richiesto il sostegno del centrodestra — ricorda Gruppi — che è il nostro primo avversario»), le porte sono aperte: «Ospiteremo volentieri quelle realtà he vogliono verificare se esistono le condizioni politiche per mettere insieme tutto quello che si muove a sinistra».
A giudicare dalle prime risposte, sembra però difficile immaginare che la grande coalizione dei civici prenda davvero il largo. Favia, che il 12 novembre presenterà il suo programma, non sembra avere voglia di finire in uncalderone civico che si dichiara di sinistra: «Se andrò il 13? Penso sia un loro evento, aperto alle persone interessate a quella lista. Io un contenitore politico ce l’ho e si chiama “Uniti per Bologna”. Con Gruppi e Ardeni ci sentiamo, mi fa piacere la loro iniziativa, devono fare il loro percorso. Poi si vedrà». Anche Andre De Pasquale di «Progetto comune» non ci sarà. «Il 13 ottobre non posso esserci, forse qualcuno dei nostri andrà ad ascoltare», dice l’ex dem, per cui per federare le realtà civiche «non basta essere scontenti, servono quattro-cinque cambiamenti importanti da fare a Bologna su cui ritrovarsi».
Difficile riuscirci quando le basi sono diverse. «All’assemblea di “L’altra Bologna” facciamo un salto se riusciamo», dice Danny Labriola di «Bologna respira», tutt’altro che persuaso dall’idea della grande coalizione dei civici. «Ci sono delle distanza evidenti dal punto di vista programmatico». Per esempio? «Lo stadio. Per noi c’è già il Dall’Ara e si deve usare ancora quello — sottolinea Labriola — basta con nuovo cemento. Favia, che è contrario a quello in Fiera, ha detto comunque di essere favorevole a un nuovo stadio».
Francesco Rosano